"Andrea Sparaco: lo spirito della materia" testo inedito di Giorgio Agnisola.

 

È facile, guardando le opere di Andrea Sparaco, perdere di vista la ragione intrinseca del suo lavoro, al di là dell’abilità costruttiva, del gusto per la manualità intesa come esercizio di una architettura espressiva spesso derivata da una complessa metamorfia del linguaggio. Il fatto è che Sparaco possiede una grande capacità linguistica e progettuale, che prende istintivamente il "lettore", una forza di sintesi espressiva che porta sul filo di una intuizione operativa, oltre che ideale e inventiva. E ciò si legge nello sguardo di assieme della sua opera pluridecennale, in cui ha coniato con una illimitata varietà di soluzioni tecniche e tecnologiche, e altresì con un vasto repertorio formale e volumetrico, uno stile riflesso sempre in una esigenza di riprodurre ed analizzare i congegni spesso sottili e invisibili che sottendono la realtà.

È qui propriamente la verità dell’arte di Sparaco, al di là della stessa proiezione metaforica del suo linguaggio, orientato a cogliere quei segni spesso drammatici di una vita contemporanea in bilico tra solitudine e ricerca di senso, di una vita che la macchina genericamente intesa tende a spersonalizzare, a massificare, ad isolare in un puro contesto di congegni inutili e dismessi, di vuote e impersonali relazioni umane e sociali. Indubbiamente nell’arte di Sparaco è viva questa percezione , questa preoccupazione della natura che si inquina e che si configura nell’immaginazione come un universo senza passato e senza storia. Ma c’è, come si diceva, anche un altro luogo d’origine della sua arte, più sotterraneo, più interiore, maggiormente legato ad una filosofia estetica, e altresì ad una personale concezione dello spazio e della vita: un modo di sentire la realtà intimamente e vorrei dire spiritualmente connessa alla materia e alla sua struttura invisibile, alla sua soluzione chimica, alla sua intrinseca energia. Sparaco insomma vive nella sua arte una percezione sensitiva che non si lega solo a quella intuizione che si rinviene nell’immagine, che si apre allo sguardo dell’artista, ma insegue una interpretazione filosofica e linguistica che è essa stessa metafora e che costituisce la base, anche ideale e persino politica per molti aspetti del suo lavoro. Un’arte dunque più concettuale, e più spirituale di quanto a primo sguardo possa sembrare, maggiormente legata ad una dimensione interna dell'essere e del sentire, ad una ricerca di essenza della storia e della vita. Un'arte condivisa tra scienza e letteratura

Giorgio Agnisola

Ottobre 2000