Antologia Critica
Ezio Flammia (testo in catalogo), settembre 1963
"….Ciò che sorprende, nelle tue opere, è la ripulsa di ogni schema precostituito, di ogni formalismo vuoto e banale. La tua indagine è incentrata esclusivamente sull’uomo e sull’ambiente nel quale si muove. Ne scaturisce una problematica complessa e ricca di utili ammaestramenti. Qual è la funzione dell’uomo nell’epoca moderna …….Il linguaggio è attento alle sfumature più riposte; aderisce senza fronzoli e senza compiacimenti al tema; mette in rilievo gli atteggiamenti più essenziali, quelli che determinano talune reazioni e talune esigenze rappresentative; perviene a un risultato mai univoco, ma duttile e preciso: si adegua di volta in volta a una forma scarna e incisiva. ….Il colore non rappresenta un paravento, dietro al quale celare la pochezza di vedute e gli entusiasmi epidermici e rozzamente filodrammatici: è essenziale – fino alla dissolvenza – al contesto…..Credo che tu voglia in definitiva sollecitare dal visitatore un colloquio appassionato, sincero, non frammisto a forme mistificatrici, che hanno lo scopo di frastornare e di confondere."
9 ottobre 1966 quotidiano
"Andrea Sparaco espone al Braciere" di Enzo Perna
"….Ora Sparaco ha dato inizio ad un nuovo capitolo e si è dato a scandagliare una più cruenta e dolorosa realtà, quella cittadina, diciamo, cioè il rapporto uomo – macchina - cemento; e cerca di rinvenire e di esprimere le lacerazioni più intense dell’uomo contemporaneo – fisiche e psichiche – in un magma assordante di brillanti ma falsi colori. Per un siffatto panorama la tavolozza di Sparaco si è fatta più ricca di lacche e di verdi e l’orchestrazione dei toni è più giocata appunto nella stesura…"
30 marzo 1971 quotidiano "Il MATTINO"
"L’uomo nella società di Sparaco e di Marino" di Enzo di Grazia
"…In perfetta linea con l’attività che essi (Marino e Sparaco) svolgono e con gli interessi prevalenti dei loro interventi artistici, affrontano Sparaco con le sue inequivocabili grafiche………l’eterno problema dell’uomo nella società e della sua funzione in relazione all’ambiente esterno ed in rapporto ai propri simili……
Accettare la realtà come dato di fatto e respingerla a livello ideale, dal momento che, come fatto esistenziale non è possibile: questo il senso del discorso… In tale visione si devono inquadrare le vignette polemiche di Sparaco, dove le piante possono fiorire sulla testa dell’uomo, e le bestie realizzarsi in un ammasso vago ed informe, dove le forze – tutte le forze – premono inutilmente contro il muro del reale, ineluttabilmente destinate ad essere frantumate ed oppresse, dove l’uomo esce dalla sua condizione finanche di bestia per immergersi in una realtà pazzesca e disumanizzata, fatta di macchine e di televisori."
10 marzo 1972 quotidiano "ROMA"
"Sparaco alla <Parete>" di Gino Grassi
"…Sparaco cammina a ridosso degli artisti più vivi della tendenza concettuale e cerca di avviarsi alla edificazione di modelli che pongano sul raziocinio e sul rigore le loro valide fondamenta. Le creazioni di Sparaco appaiono come illuminate dalla esigenza di rivedere certe posizioni ambigue onde tendere ad una nuova oggettività che tenga ben presenti i nuovi valori (non solo urbanistici e culturali) venuti fuori dal trionfo del design. È chiaro che quella di Sparaco è un’operazione non completamente delineata: ma dalle premesse di oggi è possibile prevedere degli sviluppi assolutamente positivi per una indagine che sembra tesa a chiari obiettivi ….
Da "Arte Italiana Contemporanea" ediz. La Ginestra 1972 Firenze
"Andrea Sparaco" di Enzo di Grazia
"…Tra gli operatori giovani della Campania Andrea Sparaco è probabilmente il più abile ed incisivo disegnatore, non solo per l’abilità tecnica, ma anche e soprattutto per la massima felicità realizzazione di qualunque idea prima …….La tecnica è incisiva e mordente, fatta un po’ di fumetto ironico e velenoso, un po’ di grafica barocca e compiaciuta.
Come pittore Sparaco è (stranamente forse) di un surrealismo simbolico spesso addirittura ossessivo: alcuni momenti, alcune situazioni sono talmente radicate ed incise nel suo spirito, che finiscono con riaffiorare anche laddove la mente cerca di emarginarle.
È il caso dell’aeroplanino di carta in ogni tela. In ogni composizione al di là di una massa informe o di uno steccato, di un’automobile o di un paesaggio, il suo aeroplanino di carta vola oggetto strano e misterioso al di sopra di qualsiasi realtà umana."
3 dicembre 1972 quotidiano "La Gazzetta di Caserta", rubrica "Lettere e arti"
"La ricerca di Sparaco" di Enzo D’Agostino
"…il riferirsi alla caratterizzazione politica può contribuire a spiegare la progressione di una ricerca che, non sentendosi più in grado di evolvere secondo uno schema che, da mentale ed ideologico rischiava di diventare partitico (e quindi partigiano) e non potendo più limitarsi a definire situazioni di contrasto fra ciò che è e ciò cui si aspira nella suggestione dell’utopia, (la descrizione di un’antinomia non può sfociare equivocamente in una contemplativa accettazione di essa?..) si è proposto un procedere analitico che prima di pervenire a delle significazioni, passa attraverso un’autochiarificazione che non si fa scrupolo nemmeno dell’arzigogolo – sia intellettuale che grafico…..La tematica è fondamentalmente quella di sempre, ma lo spirito dell’indagine è diverso e sa di connotazione critica che si pone anzitutto come autocritica. Nelle pieghe di una realtà profondamente disumanizzata, i personaggi (o meglio, gli abbozzi in fieri dei personaggi) vanno innanzitutto alla ricerca di se stessi al fine di un accettabile dimensionamento della realtà stessa…."
28 febbraio 1973, Mario Persico (Testo in catalogo) Mostra alla Darsena di Milano
"…I tuoi assemblages grafici, i tuoi trabiccoli stipati di cianfrusaglia, lettere, numeri, lancette di orologio divelte, aquiloni di carta, cordami, etc., non sono anch’essi cappelli di prestigiatori in cui il tempo si addensa sotto forme di oggetti per assumere nuove significazioni?
L’immagine che se ne ricava mi è cara: è quella sconvolgente e drammatica di un mondo in disgregazione che pur cerca in qualche modo una diversa ristrutturazione.
Quei segnali traballanti, dall’equilibrio precario, formati da relitti tenuti insieme da chiodi e sfilacciate cordicine – veri spettri di un sistema segnaletico ruotante intorno all’asse del profitto capitalistico – sembrano esprimere la volontà di svolgere una diversa, più umile e utile funzione..."
luglio 1973 Milano – Arte
"La lingua del luogo comune (e altre scelte)" di Domenico Cara
"Andrea Sparaco… ricostruisce con materiali minuscoli e predisposti all’apparato della sua ricerca formale ed ironica, una densa pantomima di rifiuto della sua società. La parodia e la derisione avvengono attraverso assemblages artigianali e ridotti, formulati con evidente spettralizzazione della realtà, apparentemente misurata alla registrazione ideografica di un contesto di segni, ma comunque provocatoria e raffinata, contestativa nella stessa formula di equilibri segnici complessivi, proposti con fantasia e una sostanza direi tragicomica.
La nascita dell’elegia – nei bassorilievi di Sparaco – diventa allegoria e complessiva disintossicazione delle contraddizioni borghesi della storia. La dinamica della distruzione e del frammento svolge insieme a motivi ossessivamente meccanicistici una dolorosa rappresentazione simbolica, che tra l’altro distrugge i miti ludici di una diversa cultura, alla quale la sua pazienza sottesa oppone un imparziale diniego e tipica sindrome dell’attualità."
Gennaio 1974 quotidiano "Il Mattino"
"Successo allo <Studio oggetto> dell’<operazione polisemica>" di Alfonso Malinconico.
"……Traducendo in realtà plastiche sue elaborazioni grafiche che è andato svolgendo negli ultimi anni, l’artista ha attinto da un suo personalissimo ed originale mondo iconico per la realizzazione di "machines absurdes" presentate anche con notevole successo nella primavera di quest’anno a Stoccarda "
25 agosto 1974 "Gazzetta di Gaeta"
"La dissacrazione tecnologica di Andrea Sparaco" di Claudio Lavorino.
"….Svolgendosi attraverso una sequenza d’immagini tipicamente ironiche, questi marchingegni stipati di cianfrusaglie assumono candidamente l’aspetto della dissacrazione tecnologica, investendo l’insieme dei materiali, pronti ad essere fruiti meccanicamente, con una violenta corrente immaginativa in modo da far assumere nuovi sensi di ragione, rinnovate strutturazioni emblematiche e diverse significazioni al complesso di umili funzioni svolte passivamente dall’inerte materiale omogeneo e vegetale…."
Febbraio 1975 Vigevano. Mostra "Simulacri" Galleria "La Darsena" Milano
"Le macchine demitizzate di Andrea Sparaco" di Giuseppe Franzoso. (testo in catalogo)
" …È attraverso la fantasia creativa, che scavando nel profondo della problematica contemporanea ne assume l’essenza, che l’artista opera e propone le proprie riflessioni alla meditazione di tutti.
Un’operazione che porta in superficie agganci culturali di evidente portata storica, che pone Andrea Sparaco nel contesto di una linea di indagine già dimostrativamente giustificata, che mette in evidenza come questo artista partecipi da un proprio punto di vista alla ricerca della risoluzione positiva di una situazione problematica…."
7 febbraio 1976 quotidiano "ROMA"
"Le macchine <Inutili> di Andrea Sparaco" di Gino Grassi "
" A me pare evidente che la componente onirica-surreale abbia una funzione assai importante e forse determinante nell’operazione artistica di Sparaco. Gli oggetti mostruosi, veri cadaveri di cose che un tempo ebbero una propria identità vengono certamente creati a livello inconscio dal geniale artista che ricostruisce con l’aiuto della ragione, i frammenti di un discorso venuto alla superficie per una forte spinta dal fondo dell’essere. L’artista diventa un vero e proprio "Medium" che ritrasmette segni e progetti, memorie sopite ed incubi, ricordi di forme ed intuizioni che non ebbero mai un organico sviluppo. Nel calderone del subconscio tutti questi elementi ribollenti finiscono per fondersi in forme che hanno una logica esterna ma che restano condannate per sempre al dubbio. Potremmo infatti definire le <macchine> di Sparaco, degli oggetti incompiuti, e ciò per dimostrare l’assoluta mancanza di connessione tra l’io razionale e l’alter ego dell’artista. Il quale, è chiaro, confessa di aver paura delle sue creazioni. E a ragion veduta. Perché, giustamente, Sparaco non può non rifiutare ciò che un procedimento onirico (e quindi irrazionale) lo <costringe> ad inventare. Egli cerca di fuggire i mostri del subconscio che rappresentano i connotati di fondo della propria repressione. E come si possono raffigurare i mostri di oggi se non con macchine (anti) tecnologiche?"
28 maggio 1976 "Corriere Mercantile" in Taccuino d’arte
"Andrea Sparaco ritorna all’Arte-Tre" (anonimo)
"…questi straordinari computers di legno dolce fanno pensare al momento drammatico che stiamo attraversando noi che abbiamo tradito la civiltà contadina (il suo legno, il giro del sole) per le lusinghe della tecnologia……L’aspetto dissacratorio dell’operazione è travalicato da quello estetico, nel senso che ogni opera di Sparaco ha una sua unità poetica…."
3 giugno 1976 "il Giornale di Genova"
"Le <macchine inutili> di Andrea Sparaco" di Franca Bissoni
"…Sparaco….si rifà a modelli d’avanguardia acquisite con uno spirito non tanto dissacratore, qual è quello avanguardistico, quanto con una precisa tesi razionalistica, ripetuta con insistenza in una sequenza di moduli primari combinati in modo meccanicistico. I pannelli lignei di Sparaco hanno la scarna nudità della <minimal> a cui si è aggiunto un’eco di quell’ironia di cui si nutre l’arte contemporanea…. D’indubbio interesse è la grafica, nella quale l’artista rivela una fantasia eclatante ed una ricchezza inventiva e mordace…. Il segno denso e nettissimo pare ritagliare sulla carta un universo particolare <sparachiano> appunto, la cui linfa lambisce senza penetrarle le <macchine inutili>."
Pordenone maggio 1977 Mostra "Andrea Sparaco" "Galleria San Giorgio Pordenone
"La metafora della contestazione tecnologica" di Vincenzo Perna (testo in catalogo)
"….Andrea Sparaco…rileva e rielabora gli stimoli esterni, quotidiani e continui, che sono lettere e parole, numeri e cifre, lancette d’orologio e segnali stradali, corde e leve, contenitori e ingranaggi. In che maniera? Creando un assemblaggio, progettando innesti, sviluppando collegamenti: secondo una <presunzione> logico-meccanica. Ma attenti! Non è qui la logica della meccanica, bensì la meccanica della logica, per cui la macchina e il meccanismo procedono oltre la volontà dell’uomo, contro la ragione.
novembre 1981 Mostra al Centro arte multiplo 2 di Marigliano
senza titolo di Mimmo Natale (Testo in catalogo)
"…Gli oggetti in legno….racchiudono il senso di una pratica artistica giocata sul campo di una dialettica dove l’urgenza ormai insopprimibile di esprimere una cultura autoctona, fortemente soggettiva nelle sue componenti critiche ma legata ai grandi movimenti di massa nei suoi sviluppi ideali lacera la realtà socio-politica data fino alla enucleazione di un tema esemplare, quello dell’uso alienante della scienza e della tecnica, lungo il quale articolare ad un tempo l’impegno civile e la propria poetica…."
14 novembre 1981 quotidiano "PAESE SERA"
"Le <macchine> di Sparaco" di Maria Di Domenico
"…Sparaco, in questi oggetti che conservano l’allucinazione del sogno e l’ironia del gioco, non ci racconta solo il suo lavoro, la sua fatica, la sua disponibile volontà di fare…….Questi oggetti sono concreti brandelli di un mondo pieno di vigore e di poesia, che reclamano il loro diritto e la loro dignità di solidi valori umani sopraffatti come sono dall’incalzare delle macchine……Le macchine inutili di Sparaco …..sono….oggetti macinatori di logica, il cui rigurgito è costituito dai numeri. ….Egli non vuole contestare il fatto che per la scienza il numero (cioè l’astratto) sia diventato criterio di verità, condizione e base di ogni conoscenza razionale, quanto piuttosto riconferirgli quel carattere di mistero nella cui profondità non arriva lo scandaglio della ragione…"
25 ottobre 1981 quotidiano GAZZETTA DI CASERTA
"Uomo all’alba" di Enzo Battarra
"…..Guardando le sue opere, ci sembra di avere davanti agli occhi un filtro, che tende ad uniformare cromaticamente il tutto, come avvolgendolo in una spessa nebbia rugginosa. In effetti, i <monocromi> di Sparaco tendono appunto a <parlarci nel deserto>, (no, non quello metropolitano), sono <visceri sporchi di sangue e riversi lungo la strada (no, non la Fifth Avenue), sono interiorità sommerse nella Palude, la stessa in cui ci dibattiamo
ottobre 1981 Mostra al Club della Grafica, Libreria Marotta – Napoli.
"Sparaco come Morselli: dissipazio H.G." di Giorgio Agnisola (testo in catalogo)
"Complessa più di quanto a primo sguardo possa apparire, variando dalla grafica alla costruzione spaziale, dalla ricerca concettuale all’impegno illustrativo e designeristico, l’arte di Andrea Sparaco pare rispondere ad un unico disegno ispirativo, che deriva essenzialmente da una autentica disposizione alla ricerca e alla sperimentazione....La stessa ricerca è sempre ricerca estetica e contenutistica insieme, direttamente o indirettamente allusiva. Lo testimonia la simbologia che ricorre nelle opere di Sparaco, entro variate articolazioni e prospettive emblematiche diverse. Simboli prevalentemente della civiltà tecnologica che costituiscono una sorta di cifrario, per così dire di vocabolario di cui l’artista si serve per ricostruire con minuta calligrafia espressiva costruzioni suggestive, macchine dalle sagomature le più strane, che appaiono immediatamente inutili sul piano funzionale, ma che rimandano ad un modello in disfacimento, paiono testimonianze di una realtà decaduta, assurda e indecifrabile, ovvero recuperata al di là dello sfacelo, una sorta di traduzione visiva del morselliano Dissipazio H.G., nel vuoto di un tutto compiuto, in cui l’assenza dell’uomo pesa più di una dolorosa presenza, suona di irreparabile solitudine…."
1 novembre 1981 (quotidiano) "GAZZETTA DI CASERTA"
<L’artigiano Andrea Sparaco> di Adelchi Scarano
"…da qualche tempo la sua posizione tende a ..concentrarsi attorno alla formulazione di una domanda: <quali sono le regole che adottiamo?>.…Il problema che si pone non sta, ovviamente in un banale "farsi capire dalle masse", quanto nel controllare la disciplinatezza, le regole, la durezza della grammatica che si decide di adottare. Questa grammatica deve mostrarsi.
Meglio parlare, sembra dire, un dialetto del quale si domini e si manifesti l’intima struttura, che nobili lingue delle quali non si conosce – semmai ne siano già provviste – l’impianto grammaticale. Allora, materiali e strumenti dell’officina di Sparaco si riscattano: smettono di essere oggetti da museo della civiltà contadina, per essere branditi come armi critiche, ancora funzionanti."
2 dicembre 1981 quotidiano L"Unità", in <taccuino culturale>.
"I disegni di Andrea Sparaco alla libreria Marotta" di Maria Roccasalva
"….Il segno, sensibilissimo, ha una rara delicatezza e, insieme, una profonda vitalità: una pienezza plastica che il tessuto grafico esalta nella morbidezza della luce, facendo esistere le cose in profondità. Il disegno di Sparaco, a tutta prima, sembra inclinare a un surrealismo che contiene in sé tutte le premesse di matrice dadaista, per quella sua ansia dichiarata di esplorare le verità attraverso l’etnologia, la fantasia e il sogno, per la ricerca di una sintesi precisa delle forme biologiche e meccaniche, così come l’aveva perseguita Duchamp, per la sostituzione di forme viventi e organiche, come l’aveva operata Lèger. E coerente con l’anti-razionalismo surrealista sembra essere anche il suo atteggiamento di fronte alla realtà; ma nell’uso che egli fa dei simboli quali il numero, il vegetale e il pendolo, la sua opera si fa più complessa…."
2 Gennaio 1982 rivista "Alternativa casertana" anno VI, n. 1
"Andrea Sparaco: dalla tecnica all’arte" di Ortensio Severino
"…..L’arte grafica di Sparaco compie e fa dunque compiere il passaggio, evidentemente possibile, dall’attività analitica e tecnico-pratica al mondo dell’immaginario e da qui di ritorno alla storia, se è vero che eleva a dignità d’arte il lavoro artigianale e meccanico e lo innalza all’equazione economica-politica che identifica il lavoro umano al valore."
Gennaio 1984 ( non pubblicato)
Senza titolo di Franz Tunda
"La scienza è un reticolo convenzionale, ormai indispensabile al nostro parlare, ma nulla di quel che essa dice tocca l’essenza della vita….Propriamente questa sfera è non-rappresentabile. A questa sfera alludono da sempre i grovigli che sono protagonisti della vicenda artistica di Sparaco…."
15 Gennaio 1984 quotidiano GAZZETTA DI CASERTA
"Universo creato e universo prodotto" di Franz Tunda
"…Siamo di fronte ai risultati di una ricerca formale che deve essere costata molta fatica a chi l’ha compiuta: uno sforzo definire figure eleganti, e di pervenire ad una Gestalt – sforzo fino ad ora alquanto misconosciuto a Sparaco…..Resta l’identità di un segno inconfondibile a testimoniare che la diversità dei pensieri e delle immagini è maturata nella stessa mente e nelle stesse mani….Nella fase precedente, nelle immagini di Sparaco si manifestava l’universo creato…cui aveva dato vita l’Alito del Signore….Oggi, invece, Sparaco si limita duramente all’universo prodotto. Forme comuni, forme gentili….Un mondo alla cui origine non c’è Dio è un mondo senza senso… Ciò non toglie che questo è l’unico mondo che possiamo legittimamente rappresentare…."
Dicembre 1985 Mostra all’<Ariete> di Napoli
"Tre asterischi per Andrea Sparaco (note per una prima chiave di lettura)" di Massimo Bignardi in Andrea Sparaco, editorial Staff, Salerno 1985
"….Il mondo di Sparaco è quello che esso rappresenta: si provi ad entrare nello studio di Caserta, si ha la netta sensazione che i suoi quadri siano ovunque; a terra, sotto i tavoli, sulle pareti, in una sorta di continuità tra realtà e immaginario. I suoi uomini eccoli lì astrattamente disegnati sui muri dalle ombre delle istallazioni che si ammassano nella stanza. Un odore di legno e di vernici riempie le narici, ed è allora che la pittura diventa tattile, percepibile nel suo spessore di cosa non solo rappresentata. Il naturale e l’umano sono a diretto contatto, frapponendo una distanza impercorribile con la sfera del tecnologico: Sparaco, come allegoria, trae da quest’ultima gli aspetti formali, mediati da un rimando iconografico, trovato nelle sperimentazioni e nelle macchine leonardesche…"
3 gennaio 1986 quotidiano "IL MATTINO"
<Monumenti casertani di Sparaco> di G. A. per la mostra con lo stesso titolo
"…Sparaco ha sintetizzato in un organico discorso espositivo un momento particolarmente intenso della sua produzione, che ha come punto di riferimento la realtà locale colta non già e non solo nella sua dimensione sociale, quanto, metaforicamente, in una sua immagine diremmo interiore, ossia come si manifesta nella coscienza e nella sensibilità dell’uomo e dell’artista…."
febbraio 1986 rivista "POLITICA meridionalista", anno 14°, n. 1, rubrica Arti visive.
"Andrea Sparaco" di Maurizio Vitiello
"…L’incidenza sommersa, nota distintiva e di qualità del ‘far pittura’ di Sparaco, è il discorso analitico che si pone a monte, a progettazione, insomma, dell’elaborazione, della costruzione, dell’impalcatura visiva. Andrea Sparaco tende con le sue opere a coniugare il momento propriamente analitico del nostro contemporaneo e la traccia, che costruendo trama e ordito, si fa segno…"
16 aprile 1989 quotidiano "GAZZETTA DI CASERTA"
<L’Amarcord di Andrea Sparaco> di Domenico Papa
"….Per Andrea Sparaco l’impegno artistico ha sempre significato impegno sociale anche quando quest’ultimo avesse richiesto la rinuncia agli allettamenti del mercato. Ancor oggi, in un momento di forte crisi di ogni istanza di radicale rinnovamento, Andrea Sparaco, fa riferimento a gruppi e persone, ad attività collettive, rifuggendo sempre, quasi con timore, da ogni possibile storiografia raccontata al singolare.
Anni ‘90
27 maggio 1990 quotidiano "il Giornale di Napoli"
"La mostra del pittore Andrea Sparaco nella Chiesa di San Salvatore <La Memoria ha un grande futuro>" di Enzo Battarra
"….c’è in Sparaco un ottimismo del quotidiano, una volontà a esorcizzare i demoni della ragione. Soprattutto c’è l’affermazione di un primato dell’artista, il ribadire quella capacità di superamento dei limiti scientifico-teorici che il ragionamento impone, grazie ad uno scatto intuitivo. E Sparaco è autore molto attento al dualismo tra arte e scienza, un dualismo artificiale, che non può interessarlo in un’ottica di divisione, ma solo come tematica unitari. L’arte è scienza, più altro."
30 maggio 1990 "Il Corso", rubrica <Arte>
"Il Futuro della Memoria" di Enzo Battarra
"Andrea Sparaco è certamente uno dei punti fermi della cultura artistica di Terra di Lavoro, sia per la qualità della sua ricerca sia per la capacità di essere elemento aggregante per più generazioni….."
3 giugno 1990 quotidiano "Gazzetta di Caserta"
<Oscillante tra due infiniti> di Stelio Maria Martini
"…L’autore parte dal suo sentirsi come il punto avanzato di un passato senza fondo, punto che oscilla tra due infiniti: la memoria e il futuro che avanza. Egli si sente tributario di questo futuro e gli consegna la propria coscienza, la quale non è altro che una pagina, un libro irto di tutti gli infiniti oggetti, impressioni, sensazioni che quel punto oscillante riceve nei momenti della sua durata. Questa moltitudine pullulante di oggetti e astrazioni (piccole, diverse sagome di legno, ma anche numeri e lettere) risulta bloccata sulla pagina o nel libro, congelata come in un attimo di indugio……"
9 giugno 1990 quotidiano "Gazzetta di Caserta"
"La memoria è la memoria è.." di Domenico Papa
"…se il libro trova finalità nel fatto che il lettore, preso dall’incanto del racconto, dimentichi al più presto l’involucro di carta e inchiostro che gli ingombra le mani, gli oggetti libro di Andrea Sparaco, ostinatamente ricordano allo spettatore la materia di cui si compongono. Se il mestiere dello scrittore è quello di sottrarre peso all’esistenza, quello dell’artista consiste nel dar spessore al vivere…."
5 giugno 1990 "Il Giornale di Napoli"
"Andrea Sparaco e l’infinito come spazio che intercorre fra due certezze" di Jolanda Capriglione.
"…Da grande artista vero quale è, Sparaco vuole, innanzi tutto provocarti, costringerti a uscire fuori dall’ovvio, dal già-dato, dato per acquisito e dato per scontato, per guardare quanto spazio, ancora c’è intorno all’uomo, troppo arrendevole preda della macchina-mondo…."
5/6 aprile 1992 "la Repubblica"
"Geometrie fantastiche" di Vitaliano Corbi
"….Andrea Sparaco è un pittore casertano che ha sempre amato sconfinare dalla superficie del quadro nello spazio circostante…."
9 giugno 1992 "il Domani"
"Nella città dell’uomo" di Angelo Calabrese
"A Sparacopoli si giunge attraversando le terre dell’uomo: si profila da lontano per varie costruzioni che segnalano i percorsi dell’urbanistica che continua ad elaborarne tracciati…..A Sparacopoli le vie sono di legno, segno, gesto solidificato: sono planimetrie, sono di fantasia, e certe volte, i puzzle per poesie - scritture – sibilline hanno necessità di segnali alfabetici…."
5 ottobre 1992 "Il MATTINO"
"Sparaco e Saba vernissage a Gaeta" di Tommaso Pisanti
"…ha partecipato il casertano Andrea Sparaco con le sue interessanti <deformazioni> tra memoria e tensioni futurologiche…."
17 luglio 1993 "Caserta nuova"
"Verso Caboto 1997" di Domenico Ianniello
"… Attraverso l’arte della lavorazione del legno, Andrea Sparaco parla del suo mondo, ma anche del mondo vero…"
17 luglio 1993 quotidiano "il Giornale di Napoli"
"La caravella dell’immaginario" di Jolanda Capriglione
"…e naviga più di ogni altra la bombata caravella di Andrea aggrappata allegramente al muro, naviga perché solca le onde della memoria: lettere e lettere intagliate anch’esse nel legno, si lasciano fendere dalla prua gioiosa della nave in cammino verso il nuovo…"
12 settembre 1993 rivista "lo Spettro"
"Andrea Sparaco nel reticolo dei segni" di Francesco Terracciano
"…Nel reticolo dei segni, il vissuto non è immediatamente reperibile e tutte le espansioni dei flussi e le libere cumulazioni portano a una incontrollata polisemia……Fuori dalla tradizione esornativa della vecchia estetica, Andrea Sparaco sta lì, a cercare di fissare ciò che cerca di dileguarsi e il raffinato mènage che conduce con le sue creature poetiche, che nascondono una verità che appartiene alla coscienza subliminale, domani potrebbe portarlo ad una sconfessione radicale di tutte le rappresentazioni per mezzo della pittura e della scultura."
Gennaio 1994
Inedito di Ada Patrizia Fiorillo
"…Caro Andrea, tu lo sai bene che il segreto dell’arte è tutto qui, nel porre una delle tante strade possibili o come tu sostieni, riandando al primo gesto di necessità del nostro essere al mondo. Itinerari dunque, che, pur in forma di tragitti isolati, appaiono però ciascuno a proprio modo, impressi da segni, immagini o parole poco importa, ove si annidano riflessi di un arcano passato, inquietudini di una condizione presente, memorie di proiezioni inconsce o future, avventure di immagini fervide e cavalcanti. È il mistero della creazione e meglio il viaggio dell’arte nel quale con la tua caravella ti sei spinto ancora una volta insistendo sulla suggestione dell’immagine, declinando la costruzione di forme affabulatoriamente lambiccate tra il detto e il non detto, ricorrendo ancora una volta a quella capacità tutta tua di ritagliare, sagomare, assemblare un materiale vivo come il legno che acquista forza, volume, energia di movimento, consistenza, spazio reale allo stesso modo di quanto avviene nell’inconsistenza dei tuoi disegni, dei tuoi appunti grafici ancora una volta rigorosamente pronti a definire e a carpire, prima ancora di quello fisico, lo spazio di un rapporto partecipativo, mentale, emotivo, di proiezione attiva e vitale. Ho l’impressione allora da quello che vedo e che ascolto che oggi come ieri non hai smesso di "mettere in croce te stesso"…non hai smesso di navigare nelle irrequietudini del presente, non hai permesso al tuo sogno di artista di uscire dal perimetro di quel sostrato antropologico ed esistenziale che dà sostegno e propulsione al tuo immaginario…"
7 gennaio 1995 quotidiano "il Giornale di Napoli"
"Le opere di Andrea Sparaco al centro <Il Castello> di Maddaloni" di Francesca Nardi
"…Relatività e dolore, contraddizioni che implodono e declinano i contorni dell’umano, rivelato nello splendido terribile abbandono che l’arte di Sparaco immerge nella tela perché dalla tela riemerga ed aggredisca con emozioni gravi i sensi assopiti della memoria. Odissea dell’uomo, vissuta nel pentagramma virtuale di un artista che sintetizza e scompone il pensiero levigandone i frammenti che sfuggono, tentando incastri nuovi, stemperando il colore dell’acqua, del sonno, del dubbio. Andrea Sparaco è l’artista del tempo che giunge ricalcando remote ordalie, condanne, misteri e fatali scommesse. Cantore di parole liquide e multiformi che arpeggiano vaghe come stelle cadenti, tra le corde vocali dell’universo…."
7 gennaio 1995 "Caserta nuova"
"Ossimori in libertà" di Angela Porfidia
"…Sparaco riesce a stringere in un solo, dolce e struggente, nodo staticità e movimento, intelletto ed emozioni, semplicità e ricercatezza: ossimori che si riassorbono poi in ridondanti geometrie, non solo scontatamente numeriche ma anche alfabetiche……"
1 giugno 1996 (testo inedito)
"Un affetto in mostra" di Franco Carmelo Greco
"…Così a me, una volta rimasto solo, hanno parlato quello spazio minuto, quei quadretti tutti eguali e giovani e saporosi di "colage" e di rapidi tratti a penna e di colore leggero e di biancore di carta e odorosi di colla. E soprattutto sorprendenti, in apparenza, per una sorta di brusca sterzata nella solida, coerente, motivata arte di Andrea Sparaco, ideologizzata in quanto capace di esprimere, nel particolare di un’opera e nel complesso della produzione, una visione del mondo. M’hanno spiegato, quei quadri, di non avere una storia da raccontare, di non possedere un discorso da articolare, ma di essere il risultato d’una emozione: la storia, semmai, li precedeva, ed era quella d’una amicizia che, in un attimo, era trascesa in gesto d’arte, quasi le si imponesse una soluzione linguistico espressiva, questa sì, cercata da tempo…"
21 marzo 1996 quotidiano "Corriere di Caserta"
<Sparaco: "Lettere dal Paradiso">di Francesca Nardi
"…Andrea Sparaco spiritualizza la disperazione cruda della morte nell’offerta finale ad un ambiente la cui definizione apre insperate ed indefinibili possibilità al confronto. Esistenzialismi roventi si sublimano attraverso un sentiero che Sparaco percorre, improvvisamente estraneo a se stesso, alle sue ricerche sostanziali, alle parole che seguono correnti inverse, controvento, come ali spiegate di gabbiano solitario che plani silenzioso verso universi limpidi e sconosciuti in cui trovare leggeri e fantastici approdi, sostare piano per ragionare del silenzio confuso tra le ceneri, per sfiorare la morte ed il giorno che giungerà tremendo, di cui non si comprende il senso, per riconoscere presenze solari che ritornano a Dio…"
24 marzo 1996 quotidiano "Corriere di Caserta"
<"Lettere dal paradiso": mostra di Sparaco per l’amico scomparso> di F.N.
"….la fisicità dell’arte di Sparaco, nella cui visione si avverte il senso primordiale della materia, la ricerca dell’uomo, l’odore della terra impastata con le mani, assume tonalità impalpabili che trasforma questo passaggio tremendo in magico pentagramma del ricordo…"
4 aprile 1996 quotidiano "Corriere di Caserta"
"Sparaco, solenne e delicato" di Jolanda Capriglione
"…..Il nuovo Andrea entra ancor più dentro i suoni ed i percorsi di voli ed ali per farsi distacco dal dolore quotidiano….."
30 marzo 1996 "Caserta nuova"
"Sparaco: ethica ordine geometrico demonstrata" di A. P.
"….La profondità del suo stile è nel vuoto che egli crea intorno alle cose, ma anche "dentro" la gestualità manuale della materia. Le luci della sua precisione geometrica non dissipano le tenebre delle emozioni confuse dello spettatore…..La simmetria è così ordine e scompiglio, perfezione e manchevolezza, armonia e dissonanza, perché se l’esteriorità severa e lineare fa da madre-padrona, il profondo assorbe l’emotivo, il casuale e il drammatico dell’esistenza…."
9 gennaio 1999 "nuova Gazzetta di Caserta"
"Sparaco, il corpo tra pensieri e parole" di Francesca Nardi
"Artista e raffinatissimo artigiano, nel senso quasi divino del termine, Sparaco appartiene a quella scuola di intellettuali del colore, che rimane a dimora nell’immaginario collettivo, come una minoranza elitaria di riferimento costante che contribuisce a mantenere viva la nobiltà dell’arte….Sparaco, nel suo studio vasto e ricchissimo di storia vissuta e sofferta, immerso nella città vecchia, rimane il simbolo autentico di un messaggio sacrale che attraversa intangibile le maniere, le tendenze, <il mercato>…"
Domenico Papa (testo in cartella) "Il caso Kosovo"
"…C’è una ragionevole tensione morale nel tentare di cogliere le familiarità di molti volti, disegnandoli nell'indicibilità del dramma piuttosto che nell'inorridire ancora di un sangue che ormai non ci sporca più...egli come artista può esercitare soltanto una compassionevole pietà, nella consapevolezza di non avere, con l'arte, gli strumenti per capire le ragioni dei risvegli violenti della Storia. Ad altri dovrà essere chiesto di spiegare. Altri forniranno le richieste motivazioni. Forse."
14 ottobre 1999 "Gazzetta di Caserta"
"Kosovo, le immagini casertane. Un artista prova a raccontare la tragedia delle guerre razziste" di Francesca Nardi
"…e la morte… viene risucchiata dalla sensibilità esasperata dell’artista che offre alle carni straziate la ricomposizione e l’appartenenza ad un sogno comune, ricreando lo spazio e il tempo che ha preceduto la venuta dell’apostolo della violenza……Nulla è possibile nell’universo infranto. Solo il deserto raggiunge dimensioni visibili, il resto è nell’ombra perenne della sconfitta dell’uomo. Artista incredibile Andrea Sparaco ha reso il dramma nella sua essenzialità…"
16 ottobre 1999 "Corriere di Caserta"
"La tragedia del Kosovo nei disegni di Sparaco" di Carmine Simeone
"…..Andrea Sparaco continua ad alimentare le sue numerose battaglie non solo artistiche contro l’indifferenza di stampo consumistico che ottunde la società odierna. La sua grafica si connota per il dosatissimo tratteggio che rimanda a tipologie surrealiste e metafisiche…"
"Tradurre/tradire" di Domenico Papa (nota in Stephàne Mallarmè "Poesie" Testo italiano e nota di Stelio M. Martini disegni di Andrea Sparaco, Spring Edizioni Caserta 1999)
….I disegni di Andrea Sparaco rispettano un [analogo] impegno: le forme stanno sempre a mezzo di alterne condizioni di esistenza. Possono essere lette come corpi, ma anche come frammenti di un inconsueto abbecedario. Anzi il conflitto tra le parole e i corpi, tra tipografia ed anatomia, partorisce sempre nuove figure. La traccia di grafite verga il foglio ed è la stessa traccia che in alcuni tratti si snoda in scrittura, mentre altrove s’ispessisce nello scuro dell’ombra di un volto appena abbozzato…"
"gravità-levità" intervento di Giorgio Agnisola per la Mostra "Mallarmé in levità" (testo in catalogo)
"Esiste una formula della gravità diversa da quella fisicamente definibile nella libera caduta dei corpi. Una formula metaforica che attiene al mondo inconscio dell’uomo…Una gravità psicologica….Una gravità immateriale…..I velivoli di Andrea Sparaco….le sue installazioni, i suoi progetti costruttivi, gli schizzi, i rilievi grafici, le stesse note esplicative di una scienza aeronautica interiore e fantastica, si leggono anche in questa ottica, in questa paradigmatica espressione di una interna, complessa dinamica psicologia…..
…Nelle immagini tecnologiche di Andrea….c’è …una partecipazione tesa e sotterranea di una coscienza vigile, nitidissima, protesa a cogliere i nessi segreti e le forme di un destino per l’arte e la poesia. C’è … l’idea ….. di cogliere le dimensioni esterne ed interne di una rinnovata speranza. L’ala potrebbe ancora vibrare nella temperie luminosa di un senso interiore, liberarsi leggera, nuovamente senza peso."
16 novembre 1999 "Corriere di Caserta"
"Mallarmé, il simbolismo secondo Sparaco" di Carmine Simeone
"…I disegni di Sparaco si fondano sulla coincidenza degli opposti, gravità e levità, sul loro portato dialettico che, valutato nella giusta corrispondenza, determina un fermento vitale che introduce ad una serie immaginifica di repentini mutamenti che dispongono l’animo individuale verso quella che l’autore definisce come <una posizione più prossima al volo…"
19 novembre 1999 "Corriere di Caserta"
"<Mallarmè in levità> emozioni tradotte in arte" di Maria Rossetti
"…Andrea Sparaco e Stelio M. Martini ci troviamo di fronte ad artisti la cui sensibilità ci mostra una visione del mondo che è la vita stessa…"
21 novembre 1999 "Lo Spettro"
"Due artisti tra arte e poesia" di Fiorenzo Marino
"…Andrea Sparaco disserta graficamente sulla gravità e levità e poeticamente auspica un corpo meno <prigione per la nostra anima>. Lo studio della civiltà tecnologica, le sculture in legno realizzate con attenzione consapevole al materiale povero, costituiscono il largo retroterra da cui spiccano il volo i suoi velivoli…."
28 novembre 1999 "Il Mattino"
"I versi e il disegno <Mallarmé in levità" di Tommaso Pisanti
"…un artista <visivo> (Sparaco), da sempre vicino ai poeti e agli scrittori, si fa interprete di un mondo poetico di bellezza <enigmatica e ipertecnica> …"
2 dicembre 1999 "Il Mattino"
"La levità di Sparaco. In viaggio con Mallarmé" di Antonella Laudisi
"…Parla per metafore Andrea Sparaco, disegna con le parole il mondo suo che è anche un po’ il nostro, quello della gente comune fatto di tormenti e di gioie, e poi nuovamente di tormenti nella ricerca ossessiva del modo per volare, come estrema ribellione alla materia che ci fa pesanti, umani, troppo umani. E così, a mettere piede nello studio di Andrea Sparaco per parlare del suo ultimo lavoro….si finisce per partire verso un viaggio che ,è certo, nell’arte ma che è anche in un passato di <cronaca> di una generazione di artisti che a Caserta ha ancora tanto da donare…."
10 dicembre 1999 "Corriere di Caserta""
"<Mallarmé in levità>, Sparaco fa il pienone" di Carmine Simeone
"…Emerge con sufficiente chiarezza l’aspirazione ad un particolare volo che Andrea Sparaco riprende nelle sue grafiche ritmate su grovigli di segni che si intersecano ed implodono nella loro mortale proliferazione materica. Il peso, la gravità di sovrastrutture linguistiche considerate come elementi di separazione tra gli uomini, trovano nell’arbitrario stellare messaggio poetico l’ipotesi di riscatto dalla verbosa confessione di impotenza della ragione di fronte agli urgenti quesiti esistenziali e sociali della nostra epoca…."
Dicembre 1999 "Il Caffè" settimanale anno II n. 46
"Sparaco, Martini, Mallarmé" di MTB
"…Andrea Sparaco, artista poliedrico, da oltre quarant’anni impegnato, in vario modo, nella crescita e nello sviluppo di svariati momenti artistico-culturali e socio-politici.."
dicembre 1999 "La Provincia di Terra di Lavoro"
"Mallarmé in levità" di Mary Attento.
"…L’operazione…di Sparaco appare…un’interpretazione originale e profonda dello spirito di Mallarmé e del suo percorso letterario ed umano"